E’ curioso constatare come un viaggio iniziato per un motivo poi si sviluppi in ben altre direzioni. Siamo partiti per visitare la manifestazione Time in Jazz che come tutti gli anni richiama a Berchidda tanti visitatori ammaliati dalle note del celebre musicista sardo Fresu. Avevamo intenzione di vedere Dorgali, le grotte del Bue Marino, magari constatare se la foca monaca davvero continua a viverci come ci hanno detto tanti ricchi romani barca-dotati (chissà che avranno visto in realtà…pensate che la foca si è estinta negli anni settanta, sfinita dai turisti e dai pescatori). Abbiamo finito con l’estendere, come al solito, i confini previsti e un po’ per consigli di persone conosciute sul posto, un po’ per volantini sparsi nei ristoranti, un po’ perché viaggiando in macchina finisci con l’innamorarti di un panorama che pretende la tua visita. E magari sei anche un po’ stordito dalle curve dell’Orientale Sarda.
Il paesaggio che mi ha maggiormente sorpreso è stato il territorio di Dorgali, un paese abbarbicato su monti verdissimi con una costa da mozzare il respiro. Mare smeraldo, con un colore che solo qui ho potuto vedere (quanti colori ha il mare di Sardegna! Stamattina al Poetto c’era Levante ed il fondo era scuro scuro, sembrava di fare il bagno al lago. E che dire delle meduse che facevano bella mostra di se sino alla riva?). Dorgali è un paese dove sopravvivono le tradizioni, con le signore vestite tutte di nero ed il capo velato ma abituato al turismo, vivace, pieno di colore e di artigianato. Sono letteralmente impazzita dietro alle ceramiche Loddo, alle statuine in costume sardo, ai tessuti..e quella filigrana poi, leggera leggera, a trame quasi invisibili. L’artigianato è stato una parte integrante di questo viaggio, ha compreso anche i coltelli di Pattada (un paese molto carino e suggestivo ormai famosissimo in tutto il mondo per la lavorazione delle lame, dette “resolas”, e guai a chiamale pattadesi, vi faranno gentilmente notare che quelli sono gli abitanti del paese), Loceri (piccolo e pittoresco, ceramiche bellissime), Montevecchio (sede della bellissima mostra Arresojas, dove si possono ammirare i bellissimi coltelli della tradizione sarda che a seconda della provenienza hanno caratteristiche ben precise. Unico neo: ho visto alcuni manici in muflone sardo. Mi risulta sia protetto e che la caccia sia vietatissima, per cui alle mie richieste di spiegazioni i venditori hanno risposto che si tratta di esemplari morti di “cause naturali”. Siccome non vogliamo che il muflone si estingua come la foca monaca, invito tutti i lettori a tenere gli occhi bene aperti. A Pattada mi hanno detto che utilizzano mufloni provenienti dal Marocco. Mah…).
Come al solito non abbiamo sacrificato i nostri interessi enogastronomici e la Sardegna ben soddisfa anche le aspettative più esigenti! Abbiamo pertanto percorso la via del Vermentino di Gallura, del Giogantinu (Berchidda) ed infine omaggiato il grande re, il Cannonau, direttamente nella sua grande reggia a Jerzu (Cantina Antichi Poderi, quella celebre per il bronzetto nuragico nell’effige della casa. Il paese è delizioso, con strade strettissime, eppure a doppio senso, e pendenze da giostra. Case colorate a tinte vivaci e visi cotti dal sole). I Tacchi di cui ho parlato nel titolo sono formazioni rocciose imponenti ed antichissime, speroni che come giganteschi funghi sfidano il cielo e le leggi della fisica. In mezzo a burroni scoscesi e distese verdi, fitte, con vegetazione che non richiama delicatezza e poesia bensì forza, imponenza, che risale alla notte dei tempi. Come quelle ossa di dinosauro esposte nella strada che sale verso le grotte di Lu Murmuri, ad Ulassai. Immaginate un gigantesco freezer con il pavimento scivoloso come una pista da ghiaccio, gocce gelate che piovono dal cielo, foreste di stalattiti, stalagmiti e colonne. Ogni tanto formazioni recenti, simili a panettoni e sgabelli. La roccia umida appariva ora come cera, ora addirittura cioccolata…soffitti altissimi, con lame di roccia che formavano giochi di forme e sagome dove la guida pretendeva di riconoscere King Kong, profili di donna e addirittura pani carasau e prosciutto (complimenti per la fantasia!).
Ed anche questa chiacchierata è giunta al termine. Alla prossima!
Lady